Baby Gang a Como

07Set

Baby Gang a Como

Pochi giorni fa a Como, senza che lei se ne accorgesse, qualcuno del gruppo di adolescenti ruba le chiavi di casa a una ragazzina. Nel fine settimana questa parte con i genitori e al ritorno la sorpresa: la casa è stata violata, devastata, vandalizzata e il motorino non c’è più.
Facile per le forze dell’ordine risalire ai responsabili: ma hanno meno di 14 anni e non sono punibili. Difficile poi immaginare risarcimenti da famiglie alla deriva.
La storia, vera, di questa “baby gang” di “casa nostra” costringe ad aprire gli occhi sulla condizione di abbandono di questi ragazzini che crescono in contesti socio-economici disgraziati.
Non possiamo credere né pretendere che la scuola possa da sola affrontare tutta questa complessità. E, se la comunità non investe, oltre la scuola non c’è che la strada.
Nell’assenza di proposte educative destinate a colmare il vuoto socio-culturale e a offrire strumenti e opportunità, l’immaginario di questi ragazzi si riempie di suggestioni che alimentano il bisogno innato di affermazione di sé.
Ogni investimento educativo ha valore di prevenzione: sia di derive personali, sia dei conseguenti costi sociali che potrebbero, col tempo, diventare altissimi.
Nei mesi scorsi, come già denunciato, l’amministrazione di centro-destra di Como ha interrotto un’esperienza lungimirante e proficua ereditata dalle amministrazioni precedenti: i due centri di aggregazione giovanile di Rebbio e Sagnino sono stati chiusi e la cooperativa (dal nome emblematico, “Lotta all’emarginazione”) ha levato le tende: fine delle opportunità, degli stimoli, delle proposte ai ragazzi e soprattutto perdita di relazioni educative coraggiose quanto necessarie per molti di loro, figli della povertà e dell’abbandono.
È stata una scelta politica che, insieme ad altre dello stesso segno, certifica come l’attuale amministrazione (a imprinting leghista) sia del tutto assente e lontana da queste situazioni, ignori il grido di sofferenza e le sue complesse implicazioni sull’intera collettività, attuali, come quelle descritte più sopra, o che potrebbero essere l’esito futuro di una marginalizzazione sociale abbandonata a se stessa.
Buona politica è generare bene comune: continuo a credere che costruire le condizioni che prevengano e impediscano il replicarsi di certi episodi sia ancora più importante della stessa punizione dei colpevoli.