I NIDI NON SONO IN VENDITA

22Giu

I NIDI NON SONO IN VENDITA

Negli scorsi giorni è stato presentato e approvato in commissione un nuovo regolamento per il funzionamento dei nidi del Comune. Tra le novità leggiamo la possibilità che la gestione di tali servizi e strutture possa essere affidata a privati.
Esprimiamo un giudizio severo su questa ipotesi che consideriamo completamente insensata, contraria a ogni logica e completamente stonata rispetto al contesto in cui ci ritroviamo.
Le motivazioni che ci sostengono in un giudizio impietoso sono le seguenti:
1. CRISI ECONOMICA. L’attuale gravissima crisi economica non è un momento favorevole per privatizzazioni o concessioni di servizi pubblici. Tutti i nuovi ambiti di mercato richiedono investimenti e liquidità di cui non dispongono e sono oggi fortemente inadeguati a garantire le soglie minime per servizi di qualità. L’esperienza di Comuni importanti, come quello di Torino nel caso delle privatizzazioni nell’ambito dei trasporti pubblici, insegnano che non è questo il tempo per scelte avventate.
2. SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’. La gestione diretta dei nidi da parte del Comune, voluta alcuni decenni fa dalla lungimiranza del sindaco Spallino che ne fece obiettivo di investimenti d’avanguardia, ha sempre permesso incisività e tempestività nella rimodulare dell’offerta. Oggi, il primo obiettivo deve restare il mantenimento della qualità e della capacità di rispondere in modo tempestivo e concreto alle reali esigenze dei bambini e dei genitori.
Il sostegno alle genitorialità è una prerogativa pubblica, in questi tempi di denatalità da più parti ricordata. La Costituzione Italiana impone allo Stato in tutte le sue forme – e anche ai Comuni – di sostenere la famiglia e le fasce sociali più deboli (Costituzione Art. 31, comma 2:“Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.). Privatizzare il servizio implicherebbe forme spurie e macchinose di gestione e controllo da parte del Comune, che perderebbe le indispensabili prerogative di agilità e flessibilità, oltre alla garanzia per i cittadini di un controllo del servizio.
3. TUTELA DEI DIPENDENTI PUBBLICI. Questa scelta accantona i dipendenti pubblici gettando alle ortiche competenze, esperienze e professionalità che sono il prodotto di un lavoro di anni, e mette a rischio il loro lavoro. È un dato incontrovertibile che molte realtà private risparmiano sui lavoratori sia in termini numeri, che sostanziali (minore remunerazione e precarizzazione del rapporto di lavoro). Esprimiamo una severa censura nei riguardi di chi vuole mettere a rischio i tanti lavoratori dell’infanzia del comune di Como che dedicano, non da oggi, il loro tempo e le loro passioni all’interno di questo comparto con grande riscontro da parte dei cittadini. Troviamo sia un azzardo morale anche solo l’idea di mettere in difficoltà lavorativa ed economica queste persone.
4. CONCESSIONI E PRIVATI. L’impresa privata ha l’obiettivo di produrre un guadagno e non fa nulla per niente. Supponendo che il budget rimanga il medesimo, dove può “risparmiare” il privato per ricavarsi un guadagno? Qualora fosse possibile produrre “risparmi in modo etico e non speculativo”, ci chiediamo perché ciò non possa essere messa in atto con l’attuale conformazione pubblica. Se tali ulteriori risorse fossero disponibili perché non ampliare e moltiplicare i servizi come risorsa aggiuntiva per il pubblico, piuttosto che permettere che diventino “guadagno” per i privati?
Queste motivazioni si aggiungono alle contraddizioni di questa amministrazione a trazione leghista, del tutto incurante dei “normali cittadini” e delle loro esigenze che anche questa scelta non tutela. Questa amministrazione si muove verso obiettivi inaccettabili perché prodotto di ideologie che non sono protese al bene della “res pubblica”. La politica è vuota senza politiche per i cittadini.
È questo il tempo di marcare le differenze.
Noi affermiamo che gli asili comunali devono rimanere pubblici e chiamiamo a raccolta tutti i cittadini che ne hanno beneficiato nei decenni passati pe sé, per i propri figli o nipoti.
Il mercato dei nidi non è in vendita.
Il Comune di Como la urgente necessità di amministratori competenti e preparati in grado di valutare una prospettiva pubblica migliore, conoscendo fino in fondo l’insieme delle possibilità. La sfida può essere vinta solo non svendendo i propri beni e la propria storia e trovando nuove forme collettive di inclusione dei servizi.
È necessario riappropriarsi, anche in questo ambito, del ruolo di capoluogo di provincia.
Nei mesi passati, parlando del nido di Lora, abbiamo affermato che se il quartiere non esprime una domanda sufficiente è urgente impegnarsi per firmare convenzioni con i comuni limitrofi e permetterne l’utilizzo da parte di famiglie non residenti. Oggi tutti muovono nella direzione di “Nidi gratis” per sostenere la natalità, e questa strada non dovrebbe essere un problema.
Solidarietà e collaborazione sono termini vivi se producono progetti come quello che abbiamo indicato e se intercettano esigenze reali del pubblico e dei cittadini. Offrire la possibilità di utilizzo dei nidi comunali anche a utenti di altri Comuni, che lavorano a Como, è il mezzo più idoneo per ampliare il servizio e venire incontro alle esigenze dei cittadini di altri Comuni.
Ci differenzia da questa amministrazione la convinzione che, da cittadini, non vinceremo chiudendoci nel nostro guscio lasciandosi guidare da ideologie, che già tanti danni hanno prodotto sui più deboli.
Sono necessari coraggio, slancio ideale e una nuova concreta creatività che si sostanzino di opportunità, di collaborazione e di solidarietà.