Ex-Casa del Fascio – Un progetto per Como Internazionale

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Ex-Casa del Fascio – Un progetto per Como Internazionale

1936-2021: gli 85 anni del palazzo di marmo.

Se Giuseppe Terragni potesse tornare per un giorno a Como, in questo inverno 2021, credo che sarebbe molto contento: troverebbe un gruppo di amici (quelli di MAARC ) che si sono ricordati degli 85 anni dalla inaugurazione del suo edificio moderno più famoso, la bianca ex-Casa del Fascio, posta nel più metafisico luogo monumentale della città, a guardare le absidi e la cupola del Duomo, insieme al solido Teatro Sociale e quel treno che passa e ripassa, ricordandoci che Como è una città attiva e ben collegata con il resto del mondo.

Edifici di epoche e mondi diversi, che fanno parte di una sola grande architettura, quella buona, che va oltre il tempo e le forme volubili delle mode contemporanee.

Terragni potrebbe tornare a visitare il suo edificio e lo troverebbe ben conservato dai suoi inquilini militari, guarderebbe con aria severa la grande parete di marmo bianco sulla quale in questi anni, -nelle sere di fine anno -, abbiamo proiettato il suo giovane viso, i suoi pensieri sulla buona architettura, gli edifici dell’amico Cesare Cattaneo, e che ha visto passare tanti anni e tanta storia italiana e comasca, lasciandoci in eredità quell’massiccio oggetto di marmo bianco scavato e lavorato con sapienza scultorea, a raccontarci una esperienza unica e ineguagliata dell’architettura moderna europea.

Sì perché questo è l’unico esempio di Casa del Fascio dove i clichè architettonici imposti dalla propaganda politica del regime fascista non sono diventati forme e volumi edificati: niente esibizioni storicistiche, niente torre littoria o arengario, niente balconi aggettanti dai quale lanciare proclami alla folla, niente giochi volumetrici scenografici e accattivanti, nessuna magniloquenza romana o imperiale….nulla del tipico conformismo littorio né di quel diffuso opportunismo politico-professionale alla “italica maniera”, così innato anche nella politica contemporanea.

Solo quel volume puro, definito dalle proporzioni della Sezione Aurea e scavato ad intarsio su tutte le sue quattro facciate, modulato in spazi e volumi interni da maglie strutturali  secondo una poetica razionale forte ed essenziale.

 

L’architetto scultore

Un lavoro di scavo per levare che era nelle corde di Terragni architetto-scultore, innestato su un impianto classico come quello di un palazzo rinascimentale, ma reinterpretato in chiave moderna attraverso “….l’annullarsi della griglia come trasparenze di vuoti, nella superficie che si staglia verso il cielo, o nel suo sfumare nel grande nulla della parete piena, silenzio e pausa musicale che permette al tema di  mutare tonalità insieme al variare delle facciate…”.

(1) – “Il soggetto e la maschera-una introduzione a Terragni”, Manfredo Tafuri, Lotus 20, 1978

 

Passato e futuro

Certo che, se Terragni restasse qui con noi per una giornata, dopo un po’ ci chiederebbe perchè non utilizziamo il suo palazzo per qualche buona attività pubblica, che ne so…….. per un centro culturale internazionale dedicato all’arte e all’architettura del ‘900,….. per uno spazio culturale vivace e contemporaneo aperto ad attività espositive o museali, un prestigioso centro di attrazione per il turismo culturale internazionale, che oggi si sposta velocemente da un continente all’altro per vedere i capolavori dell’architettura e dell’arte italiana, … insomma un luogo perfetto di incontro tra culture ed eccellenze diverse, proprio al confine con il nord Europa, come sarebbe logico fare e come qualunque città civile e lungimirante avrebbe già fatto, avendo un lascito di risorse artistiche di portata mondiale, che costituiscono di per sè un evidente plusvalore.

Ipotesi e proposte del tutto logiche e fattibili, se affrontate con l’intenzione di raggiungere l’obiettivo, visto che il progetto stesso di Terragni era ed è tuttora quello di una grande casa pubblica trasparente e aperta alla città.

Il fatto è che oggi non sapremmo proprio cosa rispondergli, se non delle banalità su una vicenda che in realtà non è mai stata affrontata davvero, con un progetto condiviso tra città e istituzioni pubbliche.

E allora credo che il Maestro, con quel suo carattere intransigente e deciso, ci rimprovererebbe per non aver ancora utilizzato il suo palazzo di marmo  per dare a Como l’opportunità di essere uno dei centri di quel grande flusso culturale del Moderno che nella nostra città ha una delle sue capitali mondiali.

Ma a quel punto io mi farei coraggio e risponderei che da qualche anno, grazie all’impegno volontario di alcune associazioni e istituzioni locali, i cittadini di Como hanno riscoperto il valore della sua architettura e che oggi hanno capito, vogliono e chiedono che la ex-Casa del Fascio torni ad essere quel luogo civile importante che lui immaginava, uno spazio del quale la città intera sia orgogliosa e del quale abbiamo davvero necessità, per consolidare in modo eccellente il suo sistema culturale e museale e per creare anche una economia fondata anche sul turismo culturale internazionale.

 

Una nuova stagione

L’associazione culturale MADEinMAARC, insieme ad altre importanti realtà civili della città, è da sempre convinta che sia giunto il tempo di costituire un Comitato Promotore di alto livello, sostenuto da un consenso internazionale, che si assuma l’incarico di costruire una strategia sulla quale tracciare un percorso di proposte e azioni perché L’isola del Razionalismo, ( ex-Casa del Fascio e palazzo dell’ex-ULI di Cesare Cattaneo, situato alle sue spalle) possa diventare una realtà condivisa da perseguire con pazienza, energia e lungimiranza.

Questo obiettivo non è una chimera, perciò chiediamo a tutti i cittadini il sostegno, la collaborazione e il coraggio  necessari perché questo anniversario sia il punto di partenza di un grande progetto collettivo per la città di Como.

 

 

Ado Franchini

www.maarc.it

12 gennaio 2021