Il nuovo lungolago ha sicuramente dimenticato ciechi e ipovedenti. Alle persone caratterizzate da tali disabilità sensoriali oggi non è data la possibilità di percorrere quei tracciati senza correre il rischio di farsi male: invito tutti a un accurato sopralluogo. Non è una novità che la disabilità sensoriale venga dimenticata. Desta invece stupore ritrovare tale dimenticanza in persone che, per la loro storia personale, hanno certamente una speciale sensibilità e competenza riguardo a questi temi, da portare come prezioso contributo in un Consiglio Comunale.
In questi giorni ho più volte pensato al voto di rigetto della mozione sulla eliminazione delle barriere architettoniche presenti sul nuovo lungolago espresso dalla consigliera di maggioranza Valentina Introzzi e mi sono chiesto quali possano essere state le vere e reali motivazioni della sua scelta posto che è persona affetta da disabilità che la obbliga a muoversi in carrozzina e alla quale va il mio più ampio rispetto; sinceramente non sono riuscito, pur sforzandomi, ad individuarne di plausibili, logiche e consapevoli. Non possono essere ritenute tali le “spiegazioni” quali l’incompetenza del Comune a decidere in quanto il progetto è della Regione. E’ di tutta evidenza che il Comune non potrebbe chiamarsi fuori addebitando carenze e responsabilità a terzi; il dovere di verifica e controllo, a maggior ragione a seguito di segnalazioni precise, motivate e dettagliate, resterebbe in capo all’Amministrazione. Aver rigettato la mozione significa aver avallato l’operato della Regione e quindi aver ritenuto sostanzialmente inesistenti le criticità segnalate, nel caso detto in premessa oggettive. Altresì non possono ritenersi “spiegazioni” la percorribilità del lungolago in carrozzina anche se con qualche difficoltà ovvero ancora che i consiglieri di maggioranza dichiarino “avalliamo quello che Sindaco e Giunta decidono… lasciamo parlare chi sta portando avanti i vari progetti”. Per inciso mi domando se questo è il compito dei Consiglieri Comunali. Vorrei escludere che tali “motivazioni” siano veramente quelle che hanno indotto i Consiglieri di maggioranza ad esprimere il voto e soprattutto mi rifiuto di pensare che possano essere state convintamente alla base della decisione della Consigliera Introzzi. La convezione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia nel 2009) fra i suoi principi cardine prevede espressamente: il rispetto dell’autonomia, la non discriminazione e pari opportunità e la piena partecipazione ed inclusione nella vita sociale e quindi garantisce alle persone con disabilità il pieno godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà fondamentali, ivi compresa la mobilità e la sicurezza nella mobilità. La legge 104/92 aveva già individuato detti principi mirando a garantire la piena dignità, autonomia e parità delle persone con disabilità. Non è neppure lontanamente ipotizzabile che una persona di sicura cultura come la Consigliera Introzzi non si riconosca in detti principi e quindi mi domando ancora come possa aver votato contro una mozione che “riguardava” un mondo che lei meglio di altri è in grado di rappresentare. Ribadisco il massimo rispetto per la signora Introzzi ma mi permetto di invitarla a riflettere, per il futuro, sul fatto che non si può e soprattutto non si deve abdicare alla tutela di diritti assoluti in nome di una appartenenza politica o di un timore reverenziale nei confronti di chi decide (Casati docet). La disabilità deve essere considerata una risorsa e non un peso che la collettività deve sopportare.