Venerdì sera, girellando in rete, mi sono imbattuto in un titolo di un quotidiano online che accennava alla bocciatura in Consiglio Comunale di una mozione sull’eliminazione delle barriere architettoniche nel nuovo lungolago di Como. Ho letto l’articolo e ho poi guardato la registrazione video della seduta. Questa mozione presentata come una margherita nel deserto, senza avvisaglie nel dibattito pubblico in città, mi suscitava sospetti di mossa preelettorale; ma, effettivamente, la scena che ne è seguita suscitava desiderio di vendetta sanguinaria:
– il Presidente del Consiglio Comunale ha invitato i consiglieri a chiedere chiarimenti e ad aprire la discussione ma nessuno ha voluto commentare e ha ceduto la parola al Sindaco;
– il Sindaco, lo stesso che qualche giorno fa ha dichiarato di voler traghettare la città nel futuro nei prossimi sei anni, ha detto “parere contrario” e si è subito riseduto;
– il consigliere che ha presentato la mozione ha rimarcato che tre anni fa il Sindaco aveva dichiarato di volersi occupare della scarsa accessibilità del nuovo lungolago, ma non l’ha mai fatto e non vuole farlo nemmeno adesso;
– non è seguita nessuna dichiarazione di voto ed è subito seguita la votazione.
Se dall’attuale Sindaco è possibile aspettarsi una dichiarazione di poche sillabe senza alcuna spiegazione (è il suo stile riconosciuto e da molti perfino apprezzato), ho provato sconforto nel vedere che nessun consigliere abbia chiesto chiarimenti sul “parere contrario”. Ho poi controllato se avesse espresso lo stesso parere contrario la Consigliera comunale che vive e si muove su una carrozzina. Abbiamo avuto uno scambio sull’argomento tramite whatsApp. Mi ha detto che, trattandosi di un progetto realizzato dalla Regione, non è di competenza del Comune e quindi si tratta di una mera mossa elettorale; ha aggiunto che in fondo, con qualche difficoltà, il nuovo lungolago è comunque percorribile in carrozzina. Le ho detto che, se fosse vero che il Comune non è competente, si poteva dichiararlo ed evitare di apparire così arrogante. Ma a questo non ha risposto.
Questi ultimi tre anni ci hanno abituati a un tipo di arroganza istituzionale di livello più duro; ma occorre forse domandarsi se i livelli precedenti siano stati un buon viatico per arrivare a quello attuale. Conviene forse un risveglio del protagonismo della cittadinanza riguardo alle scelte della politica locale.