SICUREZZA VISTA DA SINISTRA

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SICUREZZA VISTA DA SINISTRA

La sicurezza è sicuramente un tema essenziale sul quale la sinistra o, se vogliamo, il campo progressista deve puntare offrendo una chiara e definita visione che, senza alcun dubbio, si ponga in netta contrapposizione con quella offerta dalla destra.

Il punto nodale è affrontare il tema intervenendo a monte e non a valle; bisogna cioè intervenire sulle cause che determinano l’insicurezza investendo di più sul contrasto ai fattori che oggi la generano.  Soluzioni sicuramente sono: la riqualificazione o comunque maggior attenzione alle periferie (geografiche, urbane, sociali, economiche e culturali) la creazione di spazi pubblici di aggregazione soprattutto per i giovani, l’investimento in politiche abitative che quantomeno riducano sensibilmente la ghettizzazione e la emarginazione, il miglioramento e l’incremento dei servizi sociali affinché possano operare in stretta collaborazione con le strutture sanitarie che si occupano di disagio giovanile e mentale. In altre parole, la sicurezza passa anche, o meglio, soprattutto attraverso i diritti sociali e civili che devono essere garantiti a tutti senza esclusioni.

L’inclusione come antidoto contro l’emarginazione deve essere un mantra della Sinistra; la cultura woke quale forma di attenzione verso le ingiustizie sociali , la discriminazione e il razzismo è uno strumento di civiltà che consente di vedere  ciò che prima spesso era invisibile (emblematico è l’omicidio di George Floyd ucciso dalla polizia americana nel 2020); eccessi e rappresentazioni caricaturali non scalfiscono la sua vera e profonda radice. di eguaglianza sociale

Come scrive la Prof Michela Ponzani “ il fantasma non è il woke: sono i diritti che tornano indietro” . Se le critiche della destra sono spiegabili, molto meno, anzi per nulla, lo sono quelle di Renzi e Conte che hanno rispettivamente parlato di “ubriacatura woke” e di “eccesso di cultura woke“. Non si tratta solo di una battaglia identitaria ma di una visione ampia che non esclude il pragmatismo che deve essere forte e chiaro; la linea di Schlein è un solco tracciato in tal senso.

L’inclusione, quale valore etico e sociale, non è in antitesi al contrasto alla criminalità che sul piano pratico si attua attraverso gli interventi delle forze dell’ordine i cui organici devono essere incrementati e meglio organizzati, soprattutto a livello municipale.

Ciò che però non serve, anzi è pericoloso, è l’eccesso legislativo posto in essere dalla destra con l’emanazione di cinque, forse qualcuno mi è sfuggito, decreti sicurezza quali unici mezzi utilizzati per governare e garantire la sicurezza.

Visione miope e di corto respiro è quella fondata solo su l’inasprimento eccessivo delle pene, quasi sempre inutile, (sarebbe sufficiente applicare le aggravanti già previste dal codice di procedura penale) o sulla creazione di nuovi reati, molti altrettanto inutili (resistenza passiva, norma anti rave party) o di dubbia costituzionalità (vedi disegno di legge sulla legittima difesa, caso Roggero) che più che garantire il diritto alla sicurezza garantisce il diritto di uccidere cancellando il principio di proporzionalità tra offesa e difesa e i presupposti previsti dall’art. 52 codice penale, peraltro già modificato in senso favorevole per la vittima dalla legge n. 36 del 2019.

Sul piano strettamente politico la sinistra, o meglio la coalizione che la compone non può lasciare il “pallino” in mano alla destra ma, a mio parere, deve con convinzione ed in modo efficace comunicare la propria visione della sicurezza facendo comprendere che non è attuabile con un colpo di bacchetta ma attraverso un percorso continuo senza intoppi o tentennamenti. Solo così la sinistra si dimostrerà convincente e almeno per una volta unita.