eCOMObility: la differenza la fa l’industria e la politica (quella buona)

27Giu

eCOMObility: la differenza la fa l’industria e la politica (quella buona)

E’ stato un evento molto interessante quello di Ecomobility presentato sabato 15 giugno presso la sede del Corriere di Como/EspansioneTV sulla mobilità sostenibile. L’evento ha visto un’ottima affluenza di pubblico che ha riempito i circa 100 posti della sala convegni. D’altra parte si è trattato di un evento ampiamente pubblicizzato dalle due testate cittadine in collaborazione con Lifegate  e con la sponsorizzazione e/o contributi del fior fiore di aziende multinazionali e locali. Le presentazioni arricchite da diversi contributi multimediali sono risultate sicuramente smart ed accattivanti.

Ma il filo conduttore, lo diciamo subito, era incentrato prevalentemente sull’auto elettrica, toccando solo sporadicamente le altre forme di eco-mobilità.

Tra i saluti delle autorità quello che ha colpito di più (negativamente) chi ha a cuore i problemi di inquinamento ed emissioni clima-alteranti è stato sicuramente quello del Presidente del Consiglio della Regione Lombardia, Fermi. Questo ha candidamente dichiarato, senza che nessuno eccepisse  nulla,  che fosse per lui , eviterebbe le attuali limitazioni al traffico dei vicoli più inquinanti  in quanto servirebbero solo a spostare l’inquinamento e le emissioni in punti diversi ma non a ridurlo. Secondo tale affermazione dovremmo quindi gettare al vento anni di letteratura scientifica, l’Accordo di Bacino Padano per l’aria, il PRIA della stessa Regione Lombardia e le politiche di molte grandi città che in tutta europa stanno andando verso una diminuzione progressiva del traffico veicolare anche con forme di divieto. Geniale…  ed in linea con la politica immobilistica al limite del negazionismo della attuale Giunta Regionale su questi temi.

Il primo intervento è stato presentato da Frank Raes, climatologo di fama internazionale e consulente per le istituzioni UE, il quale ha ribadito la situazione di emergenza climatica nella quale versa il nostro pianeta ed i risultati deludenti, eccezione fatte per l’Europa, ai fini del contenimento a livello mondiale della produzione di gas serra. Lo stesso Raes parlando di autoveicoli ha messo in evidenza la sostanziale contraddizione esistente tra le case automobilistiche che da una parte fanno ingenti investimenti in ricerca  per migliorare l’efficienza dei motori ma dall’altra hanno la finalità di vendere più auto possibile entrando cosi in un auto (in ogni senso)  conflitto di interessi. Ed ha probabilmente imbarazzato più di uno sponsor il suo aperto schieramento verso le forme di mobilità alternativa agli autoveicoli privati (trasporto pubblico, biciclette , sharing) e la sua disapprovazione estetica nei confronti di spazi cittadini saturi di auto (per quanto elettriche).

Simona  Roveda,  Direttore editoriale e comunicazione di LifeGate , ha presentato uno studio condotto dall’Osservatorio sugli stili di vita sostenibili che oltre a mostrare essenzialmente la voglia di sostenibilità di una parte considerevole della popolazione, ha messo però in evidenza che ben il 36% (più di un terzo) delle persone non ha conoscenza di cosa sia la mobilità sostenibile (!) Ne deriva, è il mio commento, una stima ancora maggiore relativamente a coloro che vogliono attivamente perseguirla. Inoltre  da ambientalista ha colpito quando, parlando e decantando anche legittimamente,  le qualità delle auto elettriche, ha dichiarato di usare l’auto elettrica tutti i giorni per andare da Como a Milano e che tra ibride ed elettriche, negli ultimi anni (anche se non specificato in quanti) ha cambiato 5 modelli di auto. Ora, ammesso e non concesso che l’utilizzo dell’auto elettrica sia più sostenibile rispetto all’utilizzo di mezzi pubblici su rotaia, sappiamo che la tratta Como-Milano non è certo sfornita di linee di trasporto pubblico e che immaginando che tutti i pendolari che si devono spostare a milano scegliessero di utilizzare un’auto elettrica, non solo si impiegherebbe il doppio del tempo attuale ma intaseremmo le piazze a le strade della metropoli con milioni di veicoli con risultati devastanti. Avrebbe dovuto a mio avviso almeno giustificare il motivo per il quale sceglie l’auto invece che il servizio pubblico. Spero inoltre che le auto cambiate siano state per lo più non nuove perchè, lontano dal volere demonizzare il business dei produttori di auto, la sostenibilità che sicuramente sta a cuore alla Direttrice di LifeGate, dovrebbe prevedere anche delle abitudini di vita e di consumo un po più morigerate.

Molto interessante è stato anche l’intervento dell’Assessore alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano che ha ribadito la linea ed il programma della Giunta del Sindaco Sala nel volere diminuire sempre più l’accesso ai veicoli inquinanti, limitare le emissioni anche in ambito abitativo e incentivare l’estensione e l’utilizzo dei mezzi pubblici. Il tutto con adeguati incentivi economici ai cittadini e non facendo ricadere l’aumento dei costi dei servizi sugli utilizzatori abitudinari od alle fasce economicamente più deboli (ricordiamo a tal proposito che Como ha 34 milioni non spesi in cassa!!).

Molto spumeggiante è stato i pilota Nicola Ventura,  recente vincitore della corsa Ecogreen ACI Como tenutasi  tra auto alimentate ad energia alternativa (biometano,  elettrico ecc). Ci è risultato però esilarante la sua l’affermazione per cui “finalmente a Como è in corso un cambiamento”.

Ma quale cambiamento???

In realtà all’evento di  Ecomobility, Como, in quanto amministrazione cittadina, era la grande assente sul fronte delle politiche di mobilità sostenibile. Oltre alla sopracitata gara automobilistica l’unica proposta “verde” è fino ad ora la promessa dell’installazione di qualche colonnina di ricarica elettrica da parte dell’Assessore Galli.  E non ha convinto l’intervento dell’Assessore alla Mobilita e Trasporti Bella. A proposito del suo assessorato, Como diversamente da Parma e Milano, presenti al Convegno, è risultata l’unica a non avere unificati gli Assessorati  alla mobilità e all’ambiente.

Bella, dicevamo, non ha potuto fare altro che riconoscere la pochezza delle politiche di questa amministrazione in tema di mobilità sostenibile e proclamare che è in corso il rifacimento (a due anni dall’insediamento della giunta!) dello studio del piano del traffico (PGTU) dato in appalto ad una società di ingegneria e che lo stesso sarà condiviso da cittadini e associazioni (vedremo..). Ma il piano del traffico era già stato studiato (http://www.comune.como.it/it/news/Il-piano-del-traffico-in-pillole/) e quasi approvato dalla precedente giunta e nel caso in cui fosse stato ritenuto carente in alcune parti, si poteva benissimo partire da quello, con le opportune modifiche ottenendo notevoli risparmi di tempo e soldi pubblici.

Ma soprattutto: essere un pochino più ambiziosi e iniziare a parlare anche di PUMS? Dove stanno le piste ciclabili (non la Eurovelo5 ancora non pervenuta)  per incentivare la mobilità ciclabile? Dove sta il servizio di sharing di biciclette (pressochè defunto) e di auto (invisibile)? A quando un servizio di bike sharing anche elettrico che permetta di collegare l aocnvalle anche con i quartieri periferici “sopraelevati”? Quali gli interventi sull’incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici e sugli investimenti mirati alla sostenibilità? Quali gli interventi mirati all’intermodalità degli spostamenti ?(si punta invece solo ad aumentare  i parcheggi in convalle). Esiste un progetto di mobility managing per il comune di Como cosi come presentato dal rappresentante della Bosh intervenuto?

Nulla di tutto ciò solo una Giunta comasca in e-COMA-bility