Il popolo ha fame? Diamogli un panettone.

25Nov

Il popolo ha fame? Diamogli un panettone.

La persona nella foto si chiama Franco Brenna ed è consigliere comunale dal 2017 per la lista Insieme per Landriscina. Oltre che consigliere comunale è anche capogruppo e presidente della commissione 3 che si occupa di: Sanità, servizi sociali, istruzione, cultura, sport, turismo, tempo libero, politiche giovanili, politiche di genere, tempi della città (ndr, vai a capire cosa sono poi i tempi della città).

Dovremmo essere contenti che oggi la maggioranza sia uscita dalla letargia e abbia avanzato una proposta tramite proprio il consigliere Brenna. Tenuto anche conto del ruolo svolto dalla commissione 3, oggi più che mai fondamentale, in tempi di pandemia globale e conseguente crisi economico-sociale.

Invece.

Invece l’idea è quello di chiedere ai cittadini, enti e associazioni di comprare fini panettoni di qualità certificata e patrocinati  dalla delegazione lariana dell’Accademia italiana della Cucina e lasciarli in sospeso per i meno abbienti. Dalle parole dello stesso consigliere leggiamo: “sarebbe un piccolo segno per un Natale più vicino alle persone meno fortunate”.

Voi capite che potremmo finire qui il nostro articolo e lasciare al buon lettore ogni commento e pensiero. Ormai, credo che conosciate Civitas abbastanza da sapere che non vi lasciamo senza pagnotta, o meglio, panettone.

Questa iniziativa ripercorre, tuttavia, una prassi consolidata di questa maggioranza che a volte crede che basti un gesto di paternalismo per sentirsi buoni corretti e forse anche bravi amministratori. Abbiamo assistito troppe volte a questi gesti che si posizionano stucchevolmente fuori dal contesto delle istituzioni per entrare in un buonismo deontologico. Esistono due versanti su cui scivola e cade questa proposta: quella di voler pensare ai “poveri-commercianti” e ai “poveri-poveri”. Vedete la politica, quella vera, non si affida al buon cuore dell’uomo comune ma ha forza e autorità per pensieri più alti, pensieri più ambiziosi. La non-cultura del “poverino” tradisce il vuoto della politica e delle politiche di questa maggioranza.

Partiamo dai bisognosi. Possibile mai che la risposta politica della nostra città sia chiedere ai cittadini di sospendere un panettone? Altri comuni stanno lavorando sodo per le persone che oggi sono in difficoltà: pensiamo alle mense, comuni che si offrono di fare maching interno tra domande e offerte di lavoro, borse lavoro, ‘Uffici di Relazioni con il Pubblico’ efficienti che riescono a individuare i percorsi giusti per i cittadini che sono in momenti di difficoltà economica. Questo solo per far fronte alla contingenza. Poi c’è tutto il capitolo degli interventi strutturati e più complessi, tuttavia, non ci sarebbe nemmeno il bisogno di inventare nulla, basta vedere Varese, Bergamo, Lecco, Milano (per citarne alcuni).  Qui non c’è nulla da inventare, c’è solo da rimboccarsi le maniche, fare una scelta politica sensata e commisurata al contesto e togliersi il velo di ipocrisia e paternalismo.

Ci sono anche i commercianti. Questa seconda ondata ha, ancora di più, messo in difficoltà gli esercenti. Per loro c’è bisogno di ingegno e innovazione. Abbiamo bisogno di riuscire a pensare a politiche efficaci in tempo di crisi come in tempi “normali”. Pensiamo al sistema diffuso applicazioni digitali per il commercio zonale o comunale. La sfida per il piccolo commerciante è quello di opporsi alla spinta di giganti. Questo lo possiamo fare con un processo di innovazione a socialità diffusa. Non è difficile pensare a una applicazione per cellulare dove tutti i cittadini possano trovare il proprio negozio “sotto casa” e prenotare la spesa, l’appuntamento (in tempi di covid) e, anche, la consegna del prodotto richiesto. Questo permetterebbe ai cittadini, ma anche ai turisti, di avere nel palmo della mano le offerte della città e dei suoi commercianti. Questa è una delle tante proposte possibili che un’amministrazione dovrebbe cominciare a pensare, magari integrandola con l’offerta culturale (teatro, cinema, mostre, musei) proiettandosi su nuovi superfici comunicative. Basti solo pensare ai dati delle catene commerciali che oggi vedono profitti del 20-30% su questo tipo di nuovo commercio (dati pre-covid).

Tutto questo per dimostrare una cosa semplice. Che dobbiamo ancorarci alla realtà, la realtà di un mondo che cambia (la digitalizzazione), la realtà di una contingenza (la pandemia) e la realtà che per fare davvero politica c’è bisogno di pensare a soluzioni e non a gesti di umana compassione che, magari, lì per lì scaldano il cuore ma, forse, più quello di chi il gesto lo fa e non risolve i problemi a chi il gesto lo riceve.

Non possiamo pensare a un domani come faceva Maria Antonietta. Il popola ha fame? diamogli un panettone.