Inquinamento dell’aria: rischi veri e strategie possibili

09Set

Inquinamento dell’aria: rischi veri e strategie possibili

In un brillante articolo nella sezione Salute-Medicina del Corriere della Sera del 29 luglio 2018, Alice Vigna racconta le ultime evidenze scientifiche riguardo le modificazioni dell’organismo umano che avvengono durante la permanenza nel verde, possa esso comprendere foreste e/o parchi. E’ stato evidenziato che il contatto con la natura riduce frequenza cardiaca e livelli di cortisolo, nonchè va ad ottimizzare il controllo metabolico e l’efficenza del sistema immunitario. In parole povere, passare del tempo immersi nella natura (lo “shinrin-yoku” giapponese) migliora la salute totale del nostro organismo, prevenendo l’insorgenza delle malattie tipiche dei nostri tempi: tumori, accidenti cardiovascolari, diabete e disturbi a livello dell’apparato respiratorio.

Si tratta di ricerche d’avanguardia, che necessiteranno di studi ulteriori e più approfonditi. Tuttavia in una epoca storica nella quale il cemento fa da padrone, è ben noto che una delle piaghe che si accompagna all’urbanizzazione incessante sia l’inquinamento.

Negli ultimi anni, specie nei mesi invernali, le postazioni metereologiche trasmettono delle immagini satellitari che ritraggono tutta la Pianura Padana, Prealpi comprese, schiacciate da una coltre di smog (geniale neologismo dickensiano, che unisce “smoke” e “fog”) e con dei dati pessimi relativi alla qualità dell’aria e conseguentemente sulla salute.

Negli corso del tempo si sono susseguiti diversi parametri di misurazione: polveri sottili, PM10, ed ora PM2,5 ed ozono (O3). Tra i diversi composti sicuramente il più significativo da analizzare sono le PM10, usate come indicatore di esposizione ed effetto dell’inquinamento a livello globale. Queste PM (sigla di materiale particellato) sono formate da molte sostanze, compresi gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che derivano sostanzialmente essenzialmente da motori a scoppio, impianti termici e processi industriali. Una metanalisi italiana e una successiva ricerca OMS(1) hanno messo in luce gli effetti negativi delle PM, comprendenti cancerogenesi, aumento delle patologie polmonari dell’1-5% ad incremento di 10 μg/m3,  un crescente rischio di ricovero per malattie cardiovascolari (+1,7%) e per episodi di bronchite acuta (+28,6%). Un recente lavoro di alcuni medici di Como(2), ha dimostrato che l’esposizione alle PM10 aumenta il rischio di eventi cardiovascolari di quasi il 4% e tale rischio è rimasto sostanzialmente invariato nei 10 anni considerati. Negli anziani e diabetici, per ogni aumento di 10 unità di PM10, il rischio di accidenti cardio-metabolici viene esacerbato progressivamente e significativamente.
Parametri nuovi, sicuramente più indicativi per la salute umana, sono l’ O3 e le PM2,5 (una sottopopolazione delle PM10, che penetra nell’apparato respiratorio ad un livello più profondo, rendendo ancora più efficace la propria azione sull’organismo). In due nuove pubblicazioni presenti in letteratura hanno valutato gli effetti di questi due parametri sulla mortalità totale della popolazione americana appartenente a Medicare (alla quale cui afferisce la quasi totalità della popolazione over 65 anni, i disabili o pazienti con problemi renali cronici. Gli Autori hanno analizzato la mortalità a lungo(3) ed a breve termine(4), con un’analisi dei dati tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2012.

Dai risultati è emerso che il rischio di mortalità a lungo termine aumenta del 7,3% per ogni aumento annuale di 10 μg/m3 di PM2,5 e di 10 ppb di O3. Nelle zone ove la concentrazione è sotto i limiti di sicurezza americani (ovvero 12 μg/m3 PM2,5 e 50 ppb di O3) il rischio raggiunge, rispettivamente, il 13,6% e l’ 1%.
Il rischio di mortalità giornaliero per aumento, nel singolo giorno, di 10 μg/m3 di PM2,5 e di 10 ppb di O3 è aumentato tra il 3 ed il 4% sia per le PM2,5 che l’ O3, con un plateau raggiunto rispettivamente per concentrazioni di PM2,5=25 e di O3=60.
In entrambi gli studi, non è stato sottolineato un valore soglia sotto il quale non ci fosse un aumento di rischio di mortalità, neanche per PM 2,5 <5 μg/m3.

Quindi per la mortalità da PM2,5 non c’è un valore soglia sotto cui non v’è una aumentata mortalità!

Cosa significa tutto questo?

Analizziamo la situazione comense degli ultimi 10 anni, mediante i dati forniti della centralina ARPA di via Cattaneo, prendendo come parametro le PM10 e PM2,5.

PM10: i limiti di Legge sono: concentrazione annuale media < 40 μg/m3; concentrazione giornaliera < 50 μg/m3 per non più di 35 giorni all’anno.
La concentrazione media nei 10 anni è stata di 31,98 μg/m3, quindi pressoché in linea con gli standard.
La concentrazione giornaliera è stata alquanto problematica: per 254 giorni è stata ≥ 70 μg/m3 e dal 21/01/2017 al 01/02/2017 tale valore è oscillato costantemente tra 103 e 220, ben al di sopra dei limiti imposti.
La seguente tabella riassume il numero dei giorni fuori dai limiti giornalieri nei 10 anni

ANNO REGISTRAZIONE

GIORNI FUORI LIMITE

NOTE

2008

31

2009

74

2010

40

2011

77

2012

59

2013

54

2014

30

2015

66

2016

63

Per 13 giorni consecutivi

2017

69

 

PM2,5: i limiti di Legge (introdotti nel 2015), sono di 25 μg/m3 di media annuale.
In base alle misurazioni (iniziate nel settembre 2011), la media è stata di 24,1 μg/m3, mentre la moda è 15 μg/m3. Si sono avuti 629 giorni con valori < 12, e 1571 giorni con valori < 25. Nei mesi invernali ovviamente, i valori sono mediamente più alti, con picchi registrati il 31 gennaio 2017 (173) ed il giorno successivo (177).

Confrontando la letteratura con i dati ARPA, si configura una scenario non certo positivo, specie per le PM2,5, le più pericolose, sia perchè i valori di tolleranza europei sono decisamente maggiori di quelli americani, sia perché non c’è apparentemente un valore soglia di tossicità: la media di 24μg/m3significa che a lungo termine il rischio di mortalità è quasi costantemente del 20% maggiore. Inoltre, considerando i singoli giorni, per 747 giorni si è raggiunto il plateau di rischio (circa il 7%) di mortalità giornaliera, mentre per 942 giorni il rischio è stato > 4% .
Per le PM10 è suggestivo far notare che gli anziani e i diabetici comaschi, dal 21 gennaio al 1 febbraio 2017 hanno avuto una aumento del rischio cardiovascolare di 22 volte, che si protrarrà per i successivi 10 anni.

Cerchiamo di tradurre questo discorso ed applicarlo alla realta: aumentare il rischio di un evento, ad esempio morire oppure ictus cerebrale, del 20% significa che ogni 100 persone, 20 hanno la probabilità di morire o rimanere paralizzate per colpa delle PM2,5.  Essendo in verità milioni le persone esposte allo smog nella sola Pianura Padana, si comprende quale sia la portata sanitaria di tali inquinanti.

Ma c’è un altro aspetto molto interessante a cui nessuno presta la dovuta attenzione: è stato eseguito un esperimento(5) prendendo 3 gruppi, da 40 persone ultra60enni: 1) soggetti affetti da BPCO, 2) pazienti affetti da cardiopatia ischemica e 3) controlli sani (negative alla ricerca di patologie polmonari o cardiache). Questi gruppi hanno camminato a Londra dal 2012 al 2014 seguendo alternativamente due percorsi:  la parte finale di Oxford Street, una strada a traffico limitato a bus e taxi ma con concentrazioni di PM10 e 2,5 alte, ed in una vicina strada di Hyde Park, senza traffico e quindi con concentrazione di PM minori. I partecipanti allo studio sono stati quotidianamente valutati per alcuni parametri soggettivi ed oggettivi di funzionalità polmonare e respiratoria. I controlli sani hanno avuto un miglioramento della funzione respiratoria prolungata dopo il cammino in Hyde Park ma non dopo il cammino in Oxford Street. Anche i soggetti cardiopatici e con BPCO hanno avuto benefici (anche se minori) dopo aver passeggiato in Hyde Park rispetto ad Oxford Street. Tutti i gruppi hanno beneficiato di un miglioramento dei parametri di funzione cardiocircolatoria.

Questi risultati mettono in luce l’importanza, oltre della riduzione della immissione di inquinanti, anche la creazione e il mantenimento di zone a bassa concentrazione di inquinamento ove le persone possano passeggiare. In una cittadina come Como, ciò potrebbe essere ottenuto facendo sì che i pedoni non camminino a bordo strada (pensate a cosa respira un pedone salendo la Napoleona alle 8:00 di mattina d’inverno!) ma lungo dei percorsi a loro riservati quanto più possibile nel verde o comunque lontano dalle strade. Esistono già una serie di sentieri all’uopo, ad esempio da Garzola a Camnago Volta e da qui a Lora , Albese o Montorfano, la Spina Verde che porta da Camerlata a San Fermo della Battaglia, oppure anche il recupero della strada Regia originale da Blevio a Villa Geno. L’area della Ticosa, se seguita a dovere, potrebbe diventare un polmone verde nel cuore della città.

Diventa anche imprescindibile la difesa delle zone verdi già esistenti preservandole dalla foga cementifera di una certa visione economico-politica, molto ben radicata in Lombardia. La difesa va perpetrata a tutti i livelli: dai già ridotti giardini di viale Varese (ora minacciati dalla possibilità di creare ulteriori posteggi) al più grande Parco della della Brughiera (ufficialmente ancora possibile vittima dell’asfalto). Oltre al danno fauno-ambientale, si perderebbe anche una zona che attualmente è a minimo inquinamento e potrebbe avere, se adeguatamente valorizzata, una funzione davvero catalizzante per il mantenimento ed il miglioramento della salute di popolazione.

In conclusione, abbiamo visto come gli invisibili inquinanti portino copiosi effetti nocivi sulla salute umana (e non solo). La difesa della salute dovrebbe essere uno degli obbiettivi principali della attività politica delle Amministrazioni. Non è possibile perseguire tale risultato continuando a ridurre la superficie verde del territorio, ma essa invece deve essere aumentata, implementata e resa massimamente fruibile.

Sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Monica Pinoli, Ph.D, che ha partecipato alla ricerca bibliografica ed alla revisione dello scritto.

BIBLIOGRAFIA

  1. Meloni C., Pelissero G. “Igiene” C.E.A. Milano 2007, pagg 166-167
  2. Vitale S. et al. Short-term air pollution exposure and cardiovascular events: a 10-year study in the urban area of Como, Italy. Int J Cardiol. 2017;248:389-393
  3. Qian Di M.S. et al. Air pollution and mortality in the Medicare Population. N Eng J Med 2017;376(26):2513-252
  4. Qian Di M.S. et al. Association of short-term exposure to air pollution with mortality in older adults. JAMA 2017;318(24):2446-2456
  5. Sjnharay R et al. Respiratory and cardiovascular responses to walking down a traffic-polluted road compared with walking in a traffic-free area in participants aged 60 years and older with chronic lung or heart disease and age-matched healthy controls: a randomized, crossover study. Lancet 2018;391:339-349