L’incomprensibilità di una crisi tutt’altro che risolta. Intervista a Bruno Magatti

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L’incomprensibilità di una crisi tutt’altro che risolta. Intervista a Bruno Magatti

Bruno, oggi vogliamo parlare della crisi della maggioranza a palazzo Cernezzi. Abbiamo intitolato questo articolo”l’incomprensibilità di una crisi tutt’altro che risolta” credi che rappresenti la situazione che questa maggioranza sta vivendo?

Questa amministrazione è nata da un’alleanza funzionale alla vittoria elettorale e si compone di visioni disomogenee sia per quanto concerne gli obiettivi sia per quanto riguarda il metodo. La dissonanza, amplificata dagli eventi nazionali, dell’approccio salviniano, è diventata sempre più evidente. L’equilibrio fin qui è stato mantenuto dall’autorevolezza del sindaco ma fratture e divergenze, amplificate dall’insoddisfazione per l’azione o lo stile di qualche assessore, sono andate crescendo nel tempo di pari passo con l’improduttività dell’azione amministrativa. Le parole dette in queste settimane hanno lacerato alcune relazioni interpersonali e reso ancora più fragile la compagine.

A proposito di incomprensibilità: Se dovessi spiegare alla “Sciura Maria” questa crisi cosa gli diresti?

Le persone di buon senso sanno che la polvere nascosta sotto il tappeto, prima o poi viene alla luce. Per fare della strada insieme non è solo necessario avere la stessa meta, ma condividere l’itinerario, il mezzo di trasporto, le risorse, i tempi … Qualcuno dirà: ma c’è un programma da realizzare che li terrà uniti! Ogni giorno la vita presenta situazioni e problemi inattesi che possono essere affrontati solo se c’è sintonia di valori e affiatamento. Non mi pare che tutto ciò ci sia ancora.

Quali sono le cause più profonde di questa crisi?

In un anno e mezzo di governo della città, per voce delle stesse forze politiche che fanno parte della maggioranza, questa amministrazione può vantare pochissimi risultati. La presunzione di poter governare fenomeni complessi come il disagio sociale, la povertà e la presenza di persone senza dimora e migranti puntando solo su proclami e gesti d’immagine che paradossalmente hanno addirittura amplificato i problemi, col passare dei mesi comincia a dover fare i conti con le attese dei cittadini i quali, invece, non rilevano alcun passo avanti sul fronte della sicurezza sociale e devono prendere atto di un progressivo deterioramento del clima complessivo. A ciò si deve aggiungere la mancanza di un’idea di città o dell’avvio di processi virtuosi. Quanto fatto sin qui si ascrive all’amministrazione dell’ordinario.

A tuo parere, dopo più di un anno e mezzo  di centro-destra a Como, quali sono i più gravi errori di questa amministrazione?

Non parlerei di errori ma di una insufficienza grave sia politica sia gestionale. La prima è conseguente a un “patto di governo” che molto ricorda il “contratto” che supporta un governo nazionale. I problemi che un approccio del genere sottende possono essere compresi da chiunque abiti in un condominio: ci sono delle  “cose da fare” e si deve arrivare a un punto di equilibrio che però non accontenta gran parte dei convenuti che restano con visioni divergenti. Ogni scelta esclude necessariamente tutte le alternative possibili e diventa sorgente di frustrazione e rabbia se non è subordinata a un obiettivo condiviso e alto (cioè valoriale) da raggiungere insieme e che non può ridursi al mero esercizio del potere.

L’insufficienza sul fronte gestionale: per l’efficacia dell’azione amministrativa è necessario che il personale che lavora nella pubblica amministrazione sia messo nelle condizioni di esprimere il meglio di sé, con un assetto organizzativo adeguato e una forte valorizzazione individuale. Per fare ciò occorre una competenza che questa amministrazione ha dimostrato di non avere e nemmeno ha cercato di costruire.

A ciò si deve aggiungere la scelta di aumentare la distanza dai cittadini, attestata dalla rinuncia alla costituzione delle Consulte (disabili, anziani, minori e stranieri), dalla chiusura dei centri di aggregazione giovanile in quartieri che da sempre chiedono attenzioni (Sagnino e Rebbio), la riduzione dei servizi nei nidi, la chiusura della struttura per le emergenze abitative di via Conciliazione, l’incapacità di dare qualità e continuità ai servizi di gestione di cimiteri….

Ma la carenza più grave è l’assenza di idee o progetti capaci di delineare una direzione di sviluppo, surrogata da una continua evocazione delle paure e dell’incertezza.

Uno dei metodi di valutazione dei processi, negli istituti come un’amministrazione comunale, è la regola dei 5 perché. Di norma questa analisi porta ad identificare nel vertice il vero problema o colui che non riesce a rispondere in modo efficiente alle problematiche. Credi che il sindaco Landriscina sia il responsabile di tutti quei processi non governati fino ad ora?

Alla fine è necessariamente così. Le attenuanti per il sindaco, come il fatto di essere stato chiamato a un ruolo che non gli apparteneva, a gestire una realtà che non conosceva e ad abitare uno spazio oggettivamente aspro, che è quello della politica, rischiano di diventare esse stesse motivo di responsabilità: tutti sanno che le buone intenzioni sono condizione necessaria ma non sufficiente: quante strade sono lastricate di buone intenzioni !! Alcuni continuano a pensare che il ruolo politico non esiga preparazione specifica, apprendistato, conoscenze e i risultati, anche a livello nazionale, sono sotto gli occhi di tutti.

Dopo un anno e mezzo di amministrazione di centro-destra qual’è la cosa più grave che Como, e i suoi cittadini, hanno perso?

La certezza di essere una città capace di solidarietà e di collaborazione, come aveva saputo dimostrare, ad esempio, durante l’emergenza dell’estate del 2016.


Ci sono persone sedute in minoranza che già invocano le elezioni anticipate. Credi che sia una prospettiva credibile?

Le decisioni sono nelle mani dei gruppi di maggioranza (prima ancora che del sindaco). Il deterioramento delle relazioni, sia politiche sia personali, è profondo e io penso in molti casi difficilmente reversibile. Per un po’ le cose potranno reggere, ma la probabile ritirata di chi non vuol sentirsi corresponsabile di un possibile fallimento, o la tentazione della spallata da parte di coloro ai quali non sfugge il precipitare in una situazione con aspetti oggettivamente imbarazzanti o il calcolo politico di chi spera di poter trarre vantaggio da altre situazioni (come le elezioni europee) potrebbero fare il resto.


Alle scorse elezioni comunali l’area di centro-sinistra si è presentata frazionata (PD, Civitas, “Prossima Como”). Alle elezioni regionali scorse il centro-sinistra era la maggioranza nel comune di Como.

Da dove deve partire un nuovo dialogo di centro-sinistra?

Parole d’ordine come cittadinanza e accesso universale a beni e diritti richiedono coerenza nel comportamento politico, escludono la dittatura di una maggioranza e pretendono la capacità di dare espressione alle diverse sensibilità che abitano il centrosinistra. La scelta metodologica deve avere la “bussola” del dialogo e la disponibilità alla fatica della mediazione. Tutto ciò richiede personalità capaci di ascolto e di provata lealtà e affidabilità.

Costruire una comunità solidale che si impegni a generare le migliori condizioni per tutti richiede una leadership politica attrezzata a declinare un processo di crescita armonico e inclusivo.

Un’ulteriore priorità è l’apertura di un canale privilegiato di confronto con i giovani e con la generazione che li precede che sono coloro che più percepiscono criticità e opportunità dell’attuale momento storico.

Ci dai 5 punti irrinunciabili (concreti) per riaprire un dialogo nel centrosinistra?

Cinque priorità

1 – Cultura

Una scelta chiara e non tattica di ricostruzione di un campo progressista capace di proporre, in modo non ambiguo, i propri riferimenti culturali, sociali ed etici

2 – Confronto

La volontà di condividere, nel rispetto dell’autonomia delle diverse componenti, i diversi passaggi decisionali mediante uno specifico strumento di confronto politico

3 – Solidarietà

La messa a fuoco della questione economico-sociale, con particolare riguardo alle rematiche inerenti l’etica del lavoro.

4–Riqualificazione

la ripresa e il rilancio dei processi e delle azioni positive avviate con l’amministrazione a guida Lucini in ambito di riqualificazione e ridisegno urbano, di miglioramento ambientale e di inclusione sociale, immaginate come tasselli di un disegno complessivo di miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini.

5 – Riorganizzazione

La condivisione di una precisa strategia di riassetto e valorizzazione dell’apparato amministrativo.